mercoledì 9 agosto 2017

A Disabilandia si tromba - Marina Cuollo


Titolo: A Disabilandia si tromba
Autore: Marina Cuollo
Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 182
Prezzo: 9,99 € (ebook), 14,90 € (cartaceo)

Voto: 5/5

Trama (dalla quarta di copertina):
«Sono una microdonna, alta un metro e una mentina, che ha bisogno di mostrarsi sempre un po' incazzata con il mondo per dire la sua. Ma in fondo sono come una crème brûlée: quando rompi la crosta, sotto c'è il morbido. Ho trentasei anni, e quando sono nata nessuno ci avrebbe scommesso mille lire che ci sarei arrivata. Sono venuta al mondo con una sindrome genetica molto rara: la Melnick Needles, che non è una marca di siringhe ma un'osteodisplasia scheletrica che conta un centinaio di casi in tutto il mondo. Uso la sedia a rotelle e di notte dormo abbracciata a un ventilatore polmonare, ma rompo ancora le scatole in giro. Capirai, dunque, che quando mi presento a qualcuno il taglio di capelli non è la prima cosa che si nota.» Dalla sedia a rotelle, il suo punto di osservazione «privilegiato», Marina vede e ascolta cose sulla disabilità impossibili da immaginare per idiozia e insensibilità. Con una straordinaria ironia racconta situazioni, comportamenti, battute del normodotato medio quando si relaziona con il disabile per strada, al lavoro, negli uffici pubblici, al ristorante. Convinta che ridere di qualcosa di brutto aiuti a liberarsi da stereotipi e ipocrisie, Marina strappa tutte le etichette che spesso incolliamo su ciò che ci spaventa o che non conosciamo, e spazza via con la sua penna cinica ed esilarante tabù e preconcetti.

Recensione:
Chi appartiene a una qualsiasi minoranza sa benissimo cosa siano le etichette. A dar fastidio non è (sol)tanto l'accezione generalmente negativa che le accompagna, quanto piuttosto la facilità con cui, grazie a esse, si toglie identità e unicità alle persone per uniformarle a un insieme.
Questo accade anche quando quelle etichette si trasformano in positivissimi luoghi comuni. Ed ecco allora il proliferare di gay sensibili o di quattrocchi intelligentissimi o di disabili "che sanno darti tanto" (come spesso si sente dire tra i sostenitori delle buone etichette). Ma basta rifletterci un attimo per capire che non può essere sempre vero, un unico elemento in comune non può rendere le persone tutte uguali. Fidatevi, esiste il gay cuore di pietra, il quattrocchi stupido e il disabile che a darti tanto non ci pensa nemmeno. Anche nelle minoranze esistono tutte le sfumature di umanità e Marina Cuollo nel suo A Disabilandia si tromba fa un'indimenticabile carrellata di quelle che conosce, ossia i disabili e i non-disabili che si relazionano ai disabili.
Si è divertita (e diverte anche il lettore) ad appiccicare a sua volta delle etichette, suddividendo ulteriormente questi due gruppi di persone in tante sottocategorie di comportamenti: dal disabile stracciapalle, il cui unico scopo nella vita è quello di tediare il prossimo con le sue difficoltà, al disabile Buddha che ha trovato finalmente la via del Nirvana attraverso il #GrandeCambiamento causato dalla sua disabilità; dal non-disabile misericordioso, che indossa il mantello del supereroe ogni volta che vede qualcuno in sedia a rotelle, al non-disabile tuttologo, grande conoscitore di tutti i rimedi e di tutte le malattie, anche quelle inventate appositamente per trollarlo. Un campionario di umanità che vi farà capire quanta diversità c'è sotto la stessa etichetta. Se poi pensate che a scriverlo è una ragazza a sua volta disabile che è lì a perculare tutti, il risultato è uno spasso assicurato.
Ma come sempre succede quando l'ironia viene usata nel modo giusto, si ride e si riflette allo stesso tempo. Il messaggio passa attraverso le pagine più brillanti, spesso di vera e propria comicità (e qui la napoletanità dell'autrice aiuta, tanto per non mettere altre etichette o non cadere in facili - ma positivi!- luoghi comuni), ma anche attraverso quelle più riflessive e personali di inizio e fine libro, sempre scritte con lo stesso tono simpatico e canzonatorio. Perché anche le cose serie possono non essere prese sempre sul serio, perché un disabile non inizia e finisce nella sua malattia ma vive, sente, pensa, ama e, sì, tromba pure. E se questa non vi sembra una frase idiota e banale, allora nel libro c'è anche l'etichetta giusta per voi: leggetelo e trovatela.






venerdì 28 luglio 2017

Plugged (The Rewind Agency, Vol. 2) - Jill Cooper

Titolo: Plugged (The Rewind Agency, Vol. 2)
Autore: Jill Cooper
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 198
Prezzo: 3,99 € (ebook), 12,90 € (cartaceo)

Voto: 4/5 

Trama (dalla quarta di copertina):
Lara Crane è bloccata nella sua mente, in un flusso di linee temporali dove la sua vita è perfetta, proprio come l’ha sempre desiderata. Ma non è reale. È stato tutto creato da coloro che vogliono usare i viaggi nel tempo per le loro ambizioni personali. Per portare a compimento i loro esperimenti e trasformarla in una mortale assassina temporale. Se Lara vuole sopravvivere e fermarli, dovrà rischiare di perdere la sua mente e la sua anima, e uscire da una prigione talmente perfetta da realizzare l’unico sogno che abbia mai avuto.

Recensione:
Lara è sempre Lara: spavalda, intraprendente, fin troppo impulsiva, tanto legata alle persone che fanno parte della sua vita da non volersene privare neanche quando il destino decide altrimenti. Ma il destino è un concetto variabile per chi può tornare indietro nel tempo e cambiare ogni volta le carte in tavola. Solo che quando si cambia il passato si incasinano sempre le cose. Solo che prevedere gli effetti delle proprie azioni non è così banale. Solo che non si deve lottare soltanto contro il tempo e il destino, ma anche contro la Rewind Agency, contro la senatrice Patricia, il suo tirapiedi Rex e tutti gli scagnozzi a loro disposizione. Forse perdere era inevitabile ed è per questo che, nonostante tutti gli sforzi di alterare il passato, Lara si trova in mano ai suoi nemici, chiusa in un laboratorio a fare da cavia per i loro esperimenti sui viaggi nel tempo.
Esperimenti e torture hanno però il viso adorato delle persone care, l'attrattiva della vita perfetta, il gusto dolce dei sogni realizzati: relegata in una realtà virtuale in cui ha tutto ciò che ha sempre desiderato, diventa difficile per Lara scegliere la verità di una vita da prigioniera, in cui il suo corpo e la sua mente vengono violati, il suo fidanzato giace morto in un vicolo e la sua famiglia è in pericolo. Meglio non tornare in quel presente. Meglio abbandonarsi alle illusioni di Rex. Ma anche se volesse scegliere diversamente come potrebbe riconoscere ciò che è reale e ciò che non lo è? Una volta a guidarla tra realtà e finzione c'erano le lancette degli orologi che nella simulazione giravano al contrario, ma ormai la Rewind ha sistemato anche quel particolare. Come se non bastasse, i suoi nemici hanno trovato il modo di manipolare i ricordi delle persone e questo rende tutto ancora più complicato.
Ma Lara è sempre Lara. Può cambiare la realtà intorno a lei. Possono cambiare le sue scelte. Può cambiare il suo aspetto. Può cambiare persino il suo nome: Lara Craine, Lara Montgomery, Lara James. Ma non cambia la capacità con cui questa ragazzina muove la storia e gli eventi, tenendo gli altri personaggi e il lettore stesso in orbita attorno a lei.
Il ritmo è serrato, i salti temporali ancora più frequenti che nel libro precedente: tra passato, presente, futuro, reale e virtuale, si sale su una giostra da cui il mondo appare in continuo stravolgimento. E nel romanzo tutto è volto a rendere questa giostra sempre più divertente, a farla girare a tutta velocità per vedere fin dove ci si può spingere: la scrittura rimane semplice e senza troppi artifizi, come a non voler prendere la scena al ritmo e alla trama, e i personaggi secondari mettono da parte la profondità che pure a tratti dimostrano di avere per lasciare spazio a quella di Lara, protagonista indiscussa della storia. Ne viene fuori un romanzo d'avventura. Un'avventura adrenalinica, entusiasmante, di quelle che ti lasciano senza fiato per il troppo correre.





giovedì 6 luglio 2017

L'armonia dell'imperfetto. Steambros Investigations - Alastor Maverick & L. A. Mely

Titolo: L'armonia dell'imperfetto. Steambros Investigations
Autore: Alastor Maverick, L. A. Mely
Editore: DZedizioni
Pagine: 150
Prezzo: 14,90€ (cartaceo sul sito della CE), 2,99€ (ebook - amazon)

Voto: 3,5/5


Trama:
Il mondo è dominato dalla meraviglia dei motori a vapore e delle macchine elettriche. La gloria e il lusso appartengono ai ricchi e ai potenti che lasciano le classi meno abbienti a vivere nella miseria. In questo miasma di fumo e carbone emergono le menti più brillanti, siano esse volte al crimine o alla giustizia. Nicholas e Melinda Hoyt sono due investigatori privati, schierati al servizio della giustizia, fondatori dell'agenzia "Hoyt Brothers Investigations". Quando un apparente caso di suicidio porta a galla frammenti del loro passato, solo una grande dose di fortuna, intelligenza e vapore potrà far emergere la verità e salvargli al vita.

Recensione:
Eccomi tornata alle recensioni dopo una pausa abbastanza lunga e ricomincio con Steambros Investigations di Alastor Maverick e L. A. Mely. 

Onestamente non ho mai letto un libro steampunk ma il genere mi ha sempre intrigato, sarà per i fantastici vestiti o i cosplayer sempre più presenti alle fiere. Tuttavia, tolto l'aspetto puramente estetico, ero completamente all'oscuro di cosa avrei trovato in questo libro. Si può dire che in parte il romanzo mi ha sorpreso, in parte quasi deluso.

Andiamo con ordine.

Cominciamo proprio con lo steampunk. Onestamente nella prima parte del libro l'ho trovato molto meno presente di quanto pensassi. C'è, questo sì, ma è più "narrato" che mostrato. 

L'opera si apre, infatti, con una descrizione breve e intensa di una Londra piena dei fumi delle molte fabbriche e della vita caotica all'interno della città (che verrà descritta come avvolta da una cappa nera anche in seguito) e con la brevissima narrazione della vita dei due protagonisti. Dopo questo inizio, gli accenni allo steampunk sono quelli riguardanti i vestiti e il loro sidecar (che ho avuto difficoltà a immaginare, a dire la verità, anche se molto presente nelle scene successive) e poco altro. È per questo che mi sono sentita delusa: mi aspettavo molte più cose.
Oltretutto mi ha lasciato perplessa la presenza di "conoscenze" scientifiche - e non solo - che all'epoca non erano note. Non so se questa sia una caratteristica tipica dello steampunk. Onestamente pensavo che il genere si manifestasse più nell'inserimento di tecnologie moderne. La presenza di un babbo natale rosso o di alcune conoscenze biologiche (che non posso rivelarvi per non farvi spoiler), così come un paio di altre cosine, del tutto anacronistiche, mi hanno lasciata perplessa. Tuttavia, non essendo un esperta di steampunk, non considererò questo come punto nella valutazione, probabilmente rientra nella tipologia.


Dopo questa lunga premessa sul genere, passiamo ai personaggi. Anche qui è un nì il mio. Se i protagonisti, i fratelli Hoyt, da un lato mi sono stati simpatici, dall'altro mi sono sembrati un po' forzati... forse un po' troppo, quasi fosse una forzatura voluta dagli autori. Il mio primo pensiero (come penso quello di molti), leggendo le loro manie e i loro atteggiamenti, è subito volato a "Una serie di sfortunati eventi" di Lemony Snicket e mi chiedo se i fratelli siano quasi un omaggio a quest'opera. Dei due protagonisti, entrambi dotati di un'ottima logica e capacità deduttiva, spicca maggiormente la sorella, purtroppo in un senso non troppo positivo. 

Nick, infatti, è descritto quasi come una persona normale (un dongiovanni dotato di un'intelligenza unica, quindi speciale, ma credibile), mentre per la solitaria Mel si è insistito un po' troppo sul suo negare la femminilità e disprezzarla apertamente, quasi come se l'essere donna (anche nel modo di vestirsi o atteggiarsi un po' più frivolo) e l'essere intelligenti si negassero a vicenda. Nonostante l'epoca in cui è ambientata la storia mi è sembrato si battesse un po' troppo su questo punto, ovviamente per far spiccare Mel come diversa e emancipata. 
Gli altri personaggi sono più uno sfondo, una stupida scimmietta con cui far risaltare le capacità dei protagonisti. Ciò si può notare in particolare nei contraltari dei due fratelli: l'incapace ispettore e la moglie, descritti in modo quasi caricaturale come due sciocchi e volgari. Non so se tutta questa "esagerazione" sia voluta, ma nel dubbio posso solo prenderla per come viene.

Per quanto riguarda la storia, mi è piaciuta. Non è eccessivamente lunga o complicata, ma mi ha soddisfatto. Da amante di racconti gialli, principalmente di Conan Doyle, il modo in cui è stato gestito il caso e la sua risoluzione non mi sono dispiaciuti e ho molto apprezzato l'introduzione del mistero che credo si dipanerà nei successivi libri della serie.

La ripetizione è un po' un elemento costante nell'opera, che questa sia dei gesti, in particolar modo quelli riguardanti il sidecar (forse per dare rilievo a uno degli elementi steampunk costanti) o delle descrizioni degli ambienti scuri della città o di quelle poco lusinghiere di personaggi e altri ambienti. 

L'opera c'è e le idee sono buone ma il tutto mi ha dato l'idea di aver bisogno di maturare un po', di essere reso più fluido e meno forzato.

Nonostante queste mie critiche, il libro ha un pregio che diversi altri non hanno, ovvero fa il suo mestiere: intrattiene e incuriosisce, anche se più che sulla storia principale lo fa sulla secondaria. Pochi cenni qui e là spingono il lettore a comprare il secondo volume. Anche questo obiettivo quindi è raggiunto ed è un plauso agli autori.

Piccole chicche: ci sono delle citazioni che riconoscerete e vi strapperanno una risatina o un sorriso e che sono espressamente indicate nell'ultima appendice del libro, poco dopo uno speciale capitolo con le ricette di casa Hoyt, che penso sperimenterò un giorno e che mi ha divertito molto trovare. La copertina poi è molto bella e affascinante.
Il mio voto complessivo dell'opera è 3,5. È un libro interessante, mi ha coinvolto nella lettura, ma ho visto dei limiti, facilmente superabili col tempo, e dei particolari da affinare, almeno secondo il mio gusto.

lunedì 26 giugno 2017

The Gift (Katie Corfield, Libro 1) - Rebecca Daniels

Titolo: The Gift – Katie Corfield, Libro 1
Autore: Rebecca Daniels
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 224
Prezzo: 3,99 (ebook) e 12,90 (cartaceo)

 Voto: 4/5 

Trama (dalla quarta di copertina):
Katie Corfield ha un dono: riesce a entrare nella mente delle persone in coma, a guidarle in sogno e infine a riportarle in vita. Con l’aiuto di Matt O’Brien, suo amico e assistente, è riuscita a salvare molte persone. La fama è però un’arma a doppio taglio e Katie lo scopre sulla sua pelle quando viene rapita dal boss Alexander Mancini. L’uomo, incurante delle guerre tra clan che stanno dividendo Boston, ha il solo obiettivo di salvare il figlio Daniel, caduto in coma dopo un tentato omicidio. Mentre Katie è costretta a intervenire da sola in una situazione in cui fallire equivale a morire, Matt cercherà in tutti i modi di raggiungerla nel disperato tentativo di salvarle la vita. Rischiando di perdere se stessa nei violenti ricordi di Daniel Mancini, Katie scoprirà che l’aggressore del giovane è molto più vicino di quanto creda. 

Recensione
“The Gift”, prima proposta estiva di casa Dunwich, ha tutto quello che ci si aspetta dall’estate: vivacità, ritmo, originalità. In più mescola bene elementi realistici e sovrannaturali riuscendo a creare una formula vincente che incolla alla storia. 
Da una parte c’è infatti la realtà di Boston, città multietnica in cui convivono americani bianchi, asiatici, afro, ma anche irlandesi e italiani, c’è uno sfondo di strade, fast food con i panini del giorno, banchi di pegni in cui i buttafuori ti guardano da lontano mentre si raccontano le loro storie, e zone residenziali con le case con la porta sul retro. È proprio da quella porta che la realtà irrompe, mostrando la sua faccia più violenta: quella della malavita organizzata. Il capofamiglia dei Mancini obbliga infatti Katie a usare il suo dono di far risvegliare le persone in coma per salvare suo figlio Daniel, che qualcuno ha tentato di uccidere. Alla realtà si intreccia allora l’aspetto fantastico, a metà tra potere magico e capacità psichiche sovrannaturali, condito con quel tanto che basta di atmosfere acidoniriche e dosato nelle giuste quantità. Ciò che viene mostrato nel corso del romanzo è sufficiente per farne capire gli eventi, per rispondere alle domande basilari che sostengono tutta l’idea e per far calare nel lettore quel senso di possibilità che lo porta ad accettare teorie impossibili. Permette anche di capire il rapporto tra i due protagonisti, Katie Corfield e Matt O’Brien, legati da qualcosa di ben più profondo della possibilità di un risvolto romance. Allo stesso tempo, però, tante altre domande restano senza risposta, così come resta avvolta nel mistero la figura del professor Garcia, mai comparso nel romanzo ma già con il ruolo di colui che potrebbe dare maggiori informazioni su questo dono di “risveglia-dormienti”. L’equilibrio tra rivelato e taciuto è perfetto: soddisfa la necessità immediata di rendere completo questo primo libro, ma lascia anche la curiosità di sapere tutto quello che ancora c’è da scoprire nei successivi. E sarà impossibile lasciarseli scappare. 
C’è da godersi l’idea di un potere particolare e i risvolti che questo può avere, i tentativi sempre più rischiosi di Katie di risvegliare Daniel per salvare la vita di entrambi e l’intervento di Matt in pena per l’amica nelle mani dei criminali. E allora poco importa se l’identità dell’aggressore di Daniel, l’uomo a cui Mancini dà la caccia per vendicare suo figlio, è più telefonata delle lenticchie alla fine del cenone di Capodanno: la trama non ruota attorno a questo e non stiamo leggendo un giallo, perciò l’identità dell’aspirante assassino è solo di contorno. Come le lenticchie, del resto. 
Quello che conta, si sa, sono i fuochi d’artificio. 

Questa recensione è stata scritta da Ariendil

martedì 25 aprile 2017

Omicidio d'inverno - Josh Lanyon

Titolo: Omicidio d'inverno
Autore: Josh Lanyon
Editore: JustJoshin Publishing, Inc.
Traduzione: Chiara Messina
Pagine: 234
Prezzo: 3,72€ 

Voto: 4 - 4,5/5

Trama: 
Intelligente e ambizioso, l’agente speciale Adam Darling è in procinto di ottenere il successo professionale che desidera, quando un fatale errore nella gestione di un caso di alto profilo porta alla morte di un innocente, infrangendo i suoi sogni di gloria.
Ora Adam ha un nuovo compagno, un nuovo caso e l’opportunità di ricominciare da zero dando la caccia a un astuto e brutale serial killer in un remoto villaggio tra le montagne dell’Oregon.
Il vicesceriffo Robert Haskell potrà anche sembrare tranquillo e flemmatico, ma è un poliziotto tenace ed efficiente, e non è affatto contento di trovarsi i federali tra i piedi, anche se uno degli agenti è arguto, attraente e probabilmente gay. Ma il rinvenimento di un corpo martoriato nel museo locale dedicato ai nativi d’America è al di fuori della portata del Dipartimento di polizia di una piccola città. Del resto, anche il glaciale e rigido Adam Darling è al di fuori della portata di Rob, ma il giovane vicesceriffo non è tipo da gettare la spugna senza prima aver tentato il tutto per tutto.

Recensione:
Eccoci di nuovo con Lanyon, ormai lo saprete, amo i suoi libri e il suo stile e anche Omicidio d'inverno si rivela essere un ottimo giallo, ma andiamo con ordine.
Voglio cominciare dall'ambientazione, perfetta anche in questo libro. La neve che circonda la piccola cittadina è quasi percepibile, così come il freddo che provano i protagonisti. Oltre poi alla descrizione del paesaggio, c'è anche quella dell'ambiente sociale, con i suoi pregi e i suoi difetti, l'aiutarsi a vicenda e la cattiveria dei cittadini dei piccoli centri.
Il protagonista è Adam, un agente dell'FBI assegnato alla ricerca di possibili casi di un serial killer che, nel corso di due occasioni, si ritrova lontano dal suo solito territorio, in un paesino piccolo, in cui tutti si conoscono. Il suo personaggio è un po' classico: l'agente dal passato che lo tormenta, allontanato dai colleghi, colpevolizzato, che vede tutti con sospetto e che rifugge le relazioni. Nonostante ciò, Adam viene descritto con precisione, senza dilungarsi troppo nel suo dramma, che viene narrato brevemente. Il dolore è interiore e lì rimane, emergendo ovviamente nei suoi pensieri e decisioni ma non appesantendo troppo la lettura.
Robert, coprotagonista, è un uomo molto diverso. Più onesto con se stesso rispetto al federale, è abituato a una visione del mondo più fiduciosa. In lui si scontrano la figura del poliziotto e quella dell'amico dei suoi concittadini. Il suo carattere e le sue contraddizioni emergono più dalle azioni che dai pensieri.
La trama è avvincente e complessa e contiene più di una storia. Come al solito posso dirvi poco per evitare spoiler, ma voglio evidenziare un punto: il finale è molto veloce, nulla di nuovo per Lanyon, ma lascia alcune cose... un po' in sospeso direi. Per intenderci, tutto giunge a una conclusione che ho apprezzato, ma alcune cose non vengono spiegate. Questo potrebbe non piacere a chi vuole scoprire ogni dettaglio (lo capisco benissimo) e ammetto che aveva lasciata interdetta anche me, ma riflettendoci mi è piaciuto: lo ha reso reale. Nei veri casi di omicidio spesso i particolari restano solo nella mente dell'assassino e delle vittime, alcuni dati restano in sospeso e nessuno li saprà mai. È terribile ma è la realtà e Lanyon ha riportato questa caratteristica nel suo libro.
La scrittura e lo stile sono come al solito ben calibrati e ottimi. Gli errori e i refusi ci sono, non sono molti, ma devo ammettere che si notano, alcuni meno altri parecchio, e interrompono la lettura. Quello che mi ha lasciata più perplessa è stata una nota in bianco, errore a cui spero si sia posto rimedio subito nelle versioni presenti in commercio.
Una parola solo sulla copertina, che non ho per niente apprezzato. Non che un libro si giudichi da questo (infatti non ha influenza sul voto) ma questa volta sono rimasta un po' delusa.
Detto questo, consiglio e credo consiglierò sempre Lanyon a chiunque desideri un buon libro.

domenica 16 aprile 2017

Buona Pasqua!


lunedì 20 marzo 2017

Oro - S.M. May

Titolo: ORO (Oro #1)
Autore: S.M. May
Editore: Autopubblicato
Pagine: 256
Prezzo: 2,99€ (ebook) 9,98€ (cartaceo)

Voto: 4/5

Trama: 
Il detective di classe A6 Sapphire Crissen non ha mai imparato la sottile arte della diplomazia e del rispetto delle gerarchie. 
Per questo il suo Distintivo è a rischio, e qualcuno tra i suoi superiori ha deciso di fargliela pagare. Crissen dovrà affiancare un ufficiale della Milizia imperiale per risolvere un caso spinoso sul pianeta di Arces. 
Il capitano Jen Adur appartiene ai nerduriani, un popolo poco conosciuto e su cui circolano parecchie leggende. 
Di certo, è una creatura tanto affascinante quanto infida, cosa che il detective imparerà ben presto a proprie spese.
Dalla capitale dell’Impero ai mercati sotterranei di Arces, dalle foreste nere di Nerdur all’arena insanguinata di Pikaen, dalle trame dei contrabbandieri agli intrighi dell’aristocrazia, dalla sofferenza degli schiavi alle lame impietose dello skullball, Sapphire dovrà affrontare una missione delicata, un lungo viaggio per scoprire la verità, ma anche parecchie cose sulla sua stessa natura e su quella del suo capitano.
Perché non è ORO tutto ciò che luccica, e quasi sempre le apparenze ingannano… 

Recensione:
Dopo molto tempo torno a recensire ed eccomi, in particolare, con S.M. May, autrice che già conosco e che ho avuto modo di apprezzare in passato.
Oro inizia seguendo le indagini per l'omicidio del nobile Lord Frances con la molto improbabile squadra formata dal nobile nerduriano Jen Adur e dal detective trentoniano Sapphire Crissen. Sebbene il libro sia godibile e comprensibile tranquillamente da solo, voglio ricordare che l'opera è preceduta da Il sangue non è acqua (che ho recensito in passato qui), racconto lungo in cui si parla proprio di Lord Frances e delle circostanza della sua morte. 
Come avevo previsto dalla lettura del breve prequel, l'universo creato dall'autrice è qui analizzato in modo più esteso e completo. L'autrice ha creato non solo un mondo ma un intero universo, ricco di pianeti abitati e conquistati, governato da un'aristocrazia viziata e interessata quasi solo al potere e al denaro, in cui ingiustizie e pregiudizi si diffondono serenamente.
I personaggi sono ben trattati. I due protagonisti sono molto diversi e allo stesso tempo molto simili nei loro problemi e dubbi interiori. Jen Adur (che chi ha letto il racconto conosce già) è rinchiuso nella sofferenza del suo popolo e dei propri errori, spinto dal desiderio di giustizia e di libertà. Il suo atteggiamento nei confronti del compagno di squadra oscilla tra il fastidio per i comportamenti e la mentalità del poliziotto e la curiosità e l'interesse. Lo stesso si può dire del trentoniano, che cerca di mantenere, fallendo, un distacco dal suo superiore, verso il quale prova un'attrazione irresistibile, e allo stesso tempo cerca di frenare il suo temperamento istintivo per evitare altri guai. Ho apprezzato queste contraddizioni interne, che donano ai personaggi tratti più credibili e verosimili, seppur nei limiti di razze aliene e uomini del futuro. Ho anche molto apprezzato il modo, sebbene non molto approfondito, in cui l'autrice ha analizzato e affrontato la particolare natura di Jen.
La storia, che alterna il punto di vista di Jen a quello di Sapphire, mi ha preso "a fasi", c'erano dei momenti in cui, in tutta onestà, mi sembrava prevedibile e quasi noiosa, nonostante questo trovo che il tutto sia stato trattato bene. Infatti il libro è diviso in più fasi, ognuna con un climax e una parte conclusiva, che spezza un po' la storia nel suo complesso. In definitiva, tuttavia, ci si ritrova coinvolti e desiderosi di proseguire nella lettura. 
Qualche refuso c'è, ma sono pochi e trascurabili come normali piccole sviste presenti in ogni libro. La prosa è pulita e scorrevole e riesce bene a stuzzicare la fantasia del lettore, trascinandolo in mondi lontani. Una cosa che invece mi ha fatto storcere un po' il naso è la ripetizione, un po' troppo presente, di alcune cose, come la descrizione delle caratteristiche fisiche dei protagonisti.
Nota per me negativa è la copertina, che non mi è molto piaciuta, ma è un fatto di gusti personali. Piccola chicca che mi ha fatto molto piacere è, invece, un particolare sulla storia di Nerdur che avevo ricollegato mentalmente a uno dei racconti della raccolta Le viaggiatrici d'inverno della stessa autrice (anche questo recensito da me qui). Ho scoperto, infatti, che era esatto e mi ha fatto piacere trovare un collegamento tra le varie opere.
In definitiva merita un punteggio alto e ne consiglio l'acquisto e la lettura un po' a tutti, soprattutto se amate storie di mondi lontani e lotte contro le ingiustizie.